Epsilon

Rwanda 2008 - Diario di viaggio
(23-30 ottobre)

Arrivo a Kigali, giovedì 23/10

Volo Milano- Kigali con scalo a Bruxelles. Io e Matteo partiamo da Milano Linate alle 7.00 di mattina e arriviamo nella capitale Kigali, 1.400 metri d’altezza, alle 18.45 circa. Gabriella Caldelari, Presidente di Insieme per la Pace (associazione che EPSILON sostiene dal 2005 presente in Rwanda dal genocidio del 1994), ci viene a prendere con la jeep insieme a Alfonse, l’autista alla guida, e Heidi, amica di Gabriella che passa con noi tutta la settimana.

Le prime due notti dormiamo al foyer di Remera a pochi km da Kigali insieme a Vedaste e ad altri 12 ragazzi dai 7 ai 15 anni. Gabriella dopo il massacro del ’94 ha soccorso diversi bambini orfani di entrambi i genitori curandoli e ospitandoli presso alcuni foyer (case famiglia con 10-12 persone ognuna) a cui garantisce un mensile per comprare da mangiare e le medicine, pagare le bollette e gli studi.

Ceniamo con i ragazzi di Remera a base di riso, legumi, avocado e banane, chiacchieriamo un po’ con Vedaste, che parla bene italiano (durante il genocidio Vedaste ha perso entrambi i genitori massacrati dagli Hutu ed è stato ferito gravemente ad una gamba da una granata. Gabriella Caldelari l’ha soccorso e mandato in Italia per due anni per farsi curare), e poi andiamo a dormire.

1° giorno, venerdì 24/10

Visitiamo il centro nutrizionale di Rutongo adottato da EPSILON nel 2005. Rutongo è un villaggio a 25 km da Kigali.
Le suore e i bambini ci accolgono calorosamente con canti e balli tra cui il loro pezzo forte “ci son due coccodrilli e un orangutango”. Le suore ci mostrano il centro nutrizionale – il magazzino, i dormitori, il cortile dove i bimbi giocano. Prima di ripartire ci offrono un cesto pieno di frutta, delle uova e del latte fresco.
Il centro nutrizionale di Rutongo, gestito dalla congregazione di suore Amiche dei Poveri, accoglie circa 100 bambini all’anno affetti da gravi malnutrizioni. La maggior parte si ferma presso il centro alcuni mesi e al termine rientra in famiglia (le suore si premurano ogni volta di educare i genitori/parenti circa le migliori abitudini nutritive per i propri figli e nipoti). Gli orfani restano invece a vivere dalle suore fino alla maggiore età. EPSILON con il suo contributo annuale permette al centro di garantire ai bambini ospitati vestiti, lenzuola, coperte, materassi, cibo e medicinali adeguati. Il centro è dotato sia di elettricità che di acqua potabile grazie ad una cisterna interna.

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Terminata la visita al centro nutrizionale ci spostiamo nel centro di Rutongo dove ha sede l’Associazione di Vedove vittime del genocidio (circa 200 vedove/i che dopo il massacro del ’94 si sono organizzate per rilanciare l’artigianato e i prodotti locali con l’aiuto di Insieme per la Pace. Tra le attività seguite: la panetteria, i campi coltivati a the e caffè, la piscicoltura, la produzione di sapone, miele, cesti, borse e altri accessori, la banca di microcredito). Passiamo qui il resto della giornata.

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Qui incontriamo il nostro figlio adottivo, Umunezero (“felicità” in kiniarwanda), insieme alla sua nonna. Il bambino, adottato da noi un anno fa, ha oggi 5 anni ed è orfano di madre e padre. Con l’adozione gli garantiamo le medicine (in passato ha avuto alcune crisi epilettiche per cui gli sono stati prescritti farmaci per evitare nuovi episodi) e i beni di prima necessità (cibo, vestiti).

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Rientrando a Kigali nel tardo pomeriggio incontriamo uomini vestiti di rosa e altri di blu. Gabriella ci spiega che i primi sono prigionieri delle carceri locali e i secondi carcerati in semilibertà, i più condannati durante il genocidio, che vengono impegnati in attività sociali e in particolare nella coltivazione dei campi. E’ vietato fotografarli.

Ci colpisce la grande pulizia sia di Kigali che dei villaggi intorno alla capitale e la grande dignità delle persone che vediamo lungo la strada. E’ proprio vero che il Rwanda è la Svizzera africana!

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Terminiamo la giornata con una cena in un ristorante di Kigali insieme a Mucho, ex Ministro della Giustizia e attuale Procuratore del Rwanda, e alla sua famiglia. Mucho è la persona che appoggia numerosi progetti di EPSILON in questo territorio. E’ molto importante per un’associazione essere ben inserita anche nel tessuto politico oltre che sociale coinvolgendo attivamente la popolazione nei progetti sul campo.

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2° giorno, sabato 25/10

Dalle 8.00 alle 11.00 in tutto il Rwanda si tiene l’Umuganda, giornata dedicata alla pulizia delle strade dove tutta la popolazione prende parte ai lavori e non è consentito girare in auto né a piedi. Alle 11.00, in attesa che Gabriella ci venga a prendere al foyer di Remera, ci facciamo accompagnare da Jeanette (ragazza di 24 anni ospite del foyer) a visitare la scuola elementare e la chiesa del villaggio.

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Jeanette ci spiega che a partire dal 2010 il Rwanda, entrato a far parte dell’Unione dei Paesi dell’Est Africa che riunisce inoltre Uganda, Burundi, Kenya e Tanzania, sostituirà l’inglese al francese quale lingua nazionale e anche nelle scuole si insegnerà in lingua anglofona.
La lingua parlata dalla popolazione è il kiniarwanda e il francese viene insegnato a partire dalle scuole elementari che iniziano a 7 anni. Il sistema scolastico obbligatorio si compone di 6 anni di scuola primaria e 6 anni di scuola secondaria. E’ poi possibile scegliere di frequentare l’università, corsi professionalizzanti oppure di interrompere gli studi e lavorare.

Per finire andiamo a visitare il Museo del Genocidio di Kigali dove si testimoniano i terribili avvenimenti che portarono nel 1994 al genocidio di 1 milione di Tutsi per mano degli Hutu nel corso di tre mesi – tra aprile e giugno –. Furono inoltre 2 milioni i Tutsi scappati dal Rwanda e rifugiati nei paesi confinanti (Congo, Tanzania, Uganda).
Hutu e Tutsi in origine non indicava una divisione etnica bensì suddivideva la popolazione tra coloro che avevano meno di 10 mucche (Hutu) e coloro che ne possedevano più di 10 (Tutsi). Il Rwanda, dopo un periodo come colonia tedesca diviene territorio belga. Sono appunto i belgi che impongono di indicare sulle carte d’identità l’appartenenza Hutu e Tutsi. Da qui nasce la divisione razziale e nel tempo l’odio tra le due etnie che porta gli Hutu a massacrare i loro propri vicini di casa, colleghi, in alcuni casi gli stessi familiari. L’ONU e le altre organizzazioni umanitarie hanno abbandonato il Paese e son rimaste ammutolite ad assistere al genocidio. Insieme per la Pace è stata una delle poche associazioni entrate in Rwanda proprio durante il genocidio.
Gli Hutu colpevoli del genocidio – fatta eccezione per quelli fuggiti in Congo e negli altri paesi vicini – sono stati tutti giudicati attraverso i tribunali popolari. La cosiddetta Gacaca (si pronuncia “gaciacia”) è il giudizio di ogni villaggio dei propri colpevoli. E’ l’unico Paese al mondo che ha giudicato i colpevoli di un genocidio attraverso una formula tanto democratica.

La sera ci trasferiamo a casa di Emmanuel, un commerciante rwandese che ospita Gabriella (la chiama “mamam”) e molti dei volontari di Insieme per la Pace che durante l’anno visitano il Rwanda per brevi periodi.

3° giorno, domenica 26/10

Visitiamo il parco nazionale dell’Akagera, a nord-est del Rwanda, insieme ad Alfonse, Vedaste e alla guida Irene. Dopo due ore di viaggio da Kigali arriviamo all’ingresso alle 8.30 e iniziamo il giro: nella mattinata il circuito lacustre e nel pomeriggio quello montano.
Nelle 8 ore all’interno della jeep con alcune brevissime escursioni a piedi e il pic-nic a pranzo incontriamo una moltitudine di animali differenti in una vegetazione, quella della savana, floridissima (siamo infatti nella stagione delle piogge). Antilopi di vario genere, impala, bufali, giraffe, babbuini, ippopotami, varani del Nilo, scimmie argento e scimmie verdi, aquile pescatrici africane, coccodrilli del Nilo, facoceri, gru, aironi bianchi, marabu d’Africa, oche del Gambia, oche d’Egitto, oche del Senegal, merli metallici, martin pescatori, cormorani del Nilo, zebre, cicogne a becco giallo.
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Usciti dal parco, prima di rientrare a Kigali, passiamo da una famiglia che vive nella savana appena fuori dal parco, uno dei tanti padrinati di Insieme per la Pace.

Dopo un’ora di strada si buca uno dei pneumatici della nostra jeep. Sono le 7 di sera, è buio pesto. Mentre Alfonse cambia la gomma bucata (la jeep non è stata risparmiata dal percorso impervio del parco!). Veniamo circondati da una decina di bambini curiosi e passanti che rientrano a casa. Il Rwanda è un Paese estremamente sicuro per cui possiamo stare tranquilli.
Arriviamo esausti a casa verso le 8.30, ceniamo e andiamo a dormire.

4° giorno, lunedì 27/10

Andiamo nuovamente a Rutongo. Fino alle 11 circa restiamo con Gabriella che incontra i diversi bimbi adottati distribuendo la mensilità di novembre e scattando foto per i padrini europei. A tutti dona piccole somme di denaro aggiuntive chiedendo ad ognuno come intende spenderli. I soldi vengono dati ai nonni, quando ci sono, o ai fratelli/sorelle maggiori, se si tratta di bambini orfani. Alcuni compreranno una capretta, altri un terreno da coltivare.

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Alle 11 io e Matteo torniamo al centro nutrizionale dalle suore Amiche dei Poveri. Restiamo con loro fino alle 12 giocando insieme ai bambini a palla, cantando canzoni e ballando tutti insieme. Prima di tornare da Gabriella, che ci aspetta per pranzo, le suore ci invitano a visitare la loro casa, il terreno coltivato, le mucche e il pollaio. Promettiamo loro che andremo a trovare nel pomeriggio la loro madre superiora, molto malata, che vive a Gatenga, a circa mezzora da Kigali.

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Pranziamo con Gabriella, Heidi, le vedove dell’associazione, il nostro figlio adottivo Umunezero e sua nonna.
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Dopo mangiato partiamo per Gatenga. Qui conosciamo suor Katerine, madre superiora della congregazione Amiche dei Poveri. La suora ci parla della necessità, non appena avremo la disponibilità di fondi (100.000 euro), di realizzare un nuovo centro nutrizionale a Rutongo in grado di ospitare fino a 200 bambini all’anno, essendo quello attuale ormai insufficiente ad ospitare tutti coloro che lo richiedono. Promettiamo di impegnarci a trovare uno o più sponsor per la nuova causa non appena rientrati in Italia.


5° giorno, martedì 28/10

Andiamo a visitare il campo profughi della Tanzania.

Nel 2006 il nuovo Presidente della Tanzania ha emanato una nuova legge che impone a tutti i rwandesi residenti in Tanzania di lasciare il Paese, un atto di grave inciviltà che ha portato a dividere migliaia di famiglie la cui madre era di origine rwandese ed è stata costretta a lasciare il Paese coi propri figli abbandonando il marito. Tutte le famiglie cacciate si sono inoltre viste portar via dal governo e dai militari tutti i propri beni, in particolare le mucche, depredandoli di ogni ricchezza. Sono oltre 18.000 i rifugiati ad oggi e continuano ad aumentare. Il Rwanda si sta organizzando dislocando queste persone in alcuni campi di accoglienza e assicurandogli nel tempo una casa (umudugudu = “riuniamoci”) e un terreno di 1 ettaro da coltivare. Per far ciò il governo di Paul Kagame sta imponendo in primis ai militari e alla popolazione benestante di rinunciare a parte delle proprie terre, avendo raccolto finora grande disponibilità da parte di tutti i rwandesi.

Noi visitiamo il campo di Kirehe (ce ne sono complessivamente 5 o 6 in tutto il Paese) al confine con la Tanzania a circa 3 ore di macchina da Kigali. Il campo ospita 800 persone di cui la maggior parte giovani tra i 7 e i 18 anni.

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Ci colpisce in particolare un ragazzo di 15 anni che parla perfettamente inglese e ci racconta la sua storia. Figlio di famiglia benestante (possedevano in Tanzania 300 mucche) con madre rwandese e padre tanzaniano, ha studiato in Uganda in un internato in quanto i genitori tenevano molto alla sua istruzione. Con la nuova legge si è trovato scacciato dal proprio paese natale, dopo aver assistito all’uccisione del padre che ha tentato di ribellarsi. Vive da un anno con la madre in una tenda, non frequenta più la scuola perché non può permettersi di pagare la tassa annuale di 20.000 franchi rwandesi (circa 30 euro) e alcuni giorni non ha nulla da mangiare.

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Ci accolgono il vice sindaco e una funzionaria del Comune di Kirehe che si occupa del campo profughi. Distribuiamo vestiti ai bambini e lasciamo 1 milione di franchi rwandesi al vice sindaco per pagare le tasse scolastiche di chi non può permetterselo.

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Quindi ripartiamo per Kigali.

Prima di tornare a casa visitiamo un progetto agricolo di Insieme per la Pace vicino alla capitale in una zona molto verde. Con il contributo di EPSILON l’associazione sta costruendo una nuova casa di accoglienza che ospiterà i ragazzi dei foyer che, nei periodi di vacanza, possono trasferirsi qui a coltivare la terra. La casa ospiterà 6 ragazzi, il guardiano e 6 mucche nella stalla. In prossimità c’è inoltre un apiario per la produzione del miele.

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6° giorno, mercoledì 29/10

Dopo una breve visita al negozio della Caritas a Kigali dove acquistiamo alcuni souvenir rwandesi (quadretti, presepi, borse, statuette, ecc.), partiamo alla volta di Mwlire, a 3 ore dalla capitale, per vedere il progetto di Insieme per la pace di costruzione di un nuovo acquedotto, finanziato in parte grazie a EPSILON e EASYNET (che ha acquistato le pompe e la stazione di pompaggio). L’acquedotto iniziato nel 2007 e appena terminato, tra circa 7 giorni verrà inaugurato e porterà l’acqua a circa 10.000 persone (con una capacità fino a 30.000 persone, in considerazione del fatto che la popolazione nei prossimi 5-10 anni crescerà in maniera significativa), distribuendo le fontane in modo che la popolazione non debba camminare più di 1,5 Km per raggiungere l’acqua potabile.

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L’acquedotto è stato promosso da Mucho, ex ministro della Giustizia e attuale procuratore rwandese incontrato il primo giorno a cena. I lavori sono stati seguiti da Emmanuel, il quale ha affidato la realizzazione ad un’impresa locale.

Pranziamo a Butare, sede dell’università più importante del Rwanda che riunisce quasi tutte le facoltà del Paese.

7° giorno, giovedì 30/10

Ultimo giorno. Visitiamo Busanza, a 15 minuti da Kigali, dove si trovano un altro acquedotto e un foyer di orfani di Insieme per la Pace.

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Mangiamo a Kigali al self service italiano dove incontriamo alcuni italiani di associazioni umanitarie che erano in Congo e hanno dovuto abbandonare il paese a causa della guerra che, pur continuando da 10 anni, negli ultimi giorni è si è notevolmente aggravata nel conflitto tra le truppe governative e i ribelli.

Alle 18.30 siamo in Aeroporto e ci prepariamo al nostro lungo volo di rientro in Italia. Questo viaggio meraviglioso, breve ma intensissimo, è terminato. Arrivederci a prestissimo Rwanda, Paese dalle mille colline!

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